Prossima fermata: l’inferno (The Midnight Meat Train)



Film di:
Ryûhei Kitamura

Reviewed by:
Rating:
3 Stars
On 22 gennaio 2012
Last modified:20 novembre 2012

Summary:

Un film non adatto a tutti i palati. Se non siete in grado di mandare giù una certa dose di gore gratuito e qualche effetto grossolano, non riuscirete neanche a godervi il resto del film, passate oltre e più non indugiate. Se invece il vostro stomaco è pugilisticamente in grado di reggere qualche sinistro di "questo effetto fa schifo" e destro di "oh, che trash questa scena", The Midnight Meat Train è il film che fa per voi.

Trama di Prossima fermata: l’inferno (The Midnight Meat Train)

Dopo essere stato ingaggiato dalla proprietaria di una galleria d’arte per un’esposizione, il giovane fotografo Leon Kauffman decide di perlustrare la vita notturna, fotografando il lato oscuro dell’umanità. Nella metropolitana della città, Leon si imbatte nel pericoloso serial killer Mohagany, meglio conosciuto come il “Macellaio della Metro”.

Recensione di Prossima fermata: l’inferno (The Midnight Meat Train)

Fin dalla prima scena si respira atmosfera di nonluogo. Il massimo desiderabile per dare fuoco alle polveri dell’Orrore Urbano. Metropolitane, stazioni ed aeroporti sono ingiustamente tralasciati da registi ed autori che ne potrebbero trarre qualcosa di simile a ciò che il castello è stato e continua ad essere per l’immaginario gotico. Midnight Meat Train, non a caso tratto dal racconto di un certo Barker, tenta di fare un passo avanti in questa direzione.

La metro, per esempio, ricorda volutamente un mattatoio asettico, la cui idea viene richiamata anche nel titolo del film. Come diranno un paio di personaggi: “Niente graffiti, l’aria condizionata funziona”. Dunque siamo al sicuro? Nemmeno per scherzo. È laggiù che succedono i fatti più terribili, proprio dove all’apparenza tutto sembra sicuro, automatizzato, sterile e proprio il luogo in cui il protagonista è costretto a scendere per fotografare il lato oscuro dell’umanità.

Più avanti non sfugge una certa piattezza e scarso coraggio in sede di regia e fotografia (praticamente usati solo toni di blu e arancio). Per natale sapremo cosa regalare al regista: una nuova scala cromatica. Arancio e oro per gli interni (emotivamente rassicuranti) e blu-cianotico per gli esterni e  le scene conflittuali (vedere dialogo con la critica d’arte stronza), non bastano di certo per rendere la complessità di una città realistica, al massimo stabiliscono una banale certezza di trovarsi davanti “solo ad un altro film” . Tra l’altro, mettendoci del mio, faccio notare che il rosso del sangue risalterebbe più sul bianco che sull’azzurro metallico, come dimostra questo personaggio qui.

Vinnie Jones, interpreta l’assassino Mahogany che fornisce il giusto apporto di sangue, ferro e proteine alla pellicola. Mahogany, che farebbe paura pure vestito da coniglietto rosa, non ha infatti un buon rapporto con la testa delle persone e per questo gira per la metro prendendole a martellate o sbattendole su vetri e pavimenti. Questo non gli impedisce però di svolgere il lavoro di macellaio quando il sole è alto nel cielo ed il suo curriculum ne trae beneficio.

E sì, tanto per capirci e venire al punto, i difetti (oltre a quelli già rimarcati circa la piattezza della fotografia) non mancano. A cominciare dalle scene splatter fatte coi piediai già citati prevedibili cliché. Midnight Meat Train è un ottimo film horror nonostante questi difetti.
Riesce a darci un po’ della paura cosmica di Lovecraft, un po’ di quel disgusto da porno-horror alla Saw-Hostel e non manca di inquietarci con atmosfere urbane ed alienate. Non mancano gli ammiccamenti meta-cinematografici (chi sta fotografando quella macchina? Di chi è il riflesso nel suo obiettivo?).
La sceneggiatura brilla più per i colpi di scena e gli spiazzamenti che per la capacità di tratteggiare personaggi dalla psicologia credibile/interessante.
Le cadute di stile sono però abbondanti quanto il gore (gratuito) e le semplificazioni (soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi).

Un vero peccato, considerato soprattutto che il film riesce a ricreare vari livelli e tipologie di orrore, solitamente tenuti a debita distanza dalle catalogazioni di genere e sotto-genere.

In conclusione

Un film non adatto a tutti i palati. Se non siete in grado di mandare giù una certa dose di gore gratuito e qualche effetto grossolano, non riuscirete neanche a godervi il resto del film, passate oltre e più non indugiate. Se invece il vostro stomaco è pugilisticamente in grado di reggere qualche sinistro di “questo effetto fa schifo” e destro di “oh, che trash questa scena”, The Midnight Meat Train è il film che fa per voi.

About G.V. Falconieri

Blogger, scrittore; recensisco film e libri su siti e portali in giro per il web. Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Amministro il sito "La foresta dei sussurri".Se volete sapere altro, scrivete qui Il mio profilo su Google+