The Loved Ones



 

Have you heard about the Lonesome Loser?
Beaten by the Queen of Hearts every time.
Have you heard about the Lonesome Loser?
He’s a loser but he still keeps on trying.

Brent Mitchell è un ragazzo tormentato dal senso di colpa in seguito alla morte del padre, avvenuta per un incidente in cui lui era alla guida dell’auto di famiglia. Quando Brent si trova a rifiutare l’invito di Lola, una ragazza della sua scuola che gli chiede di accompagnarla al ballo di fine anno, scoprirà però che i suoi guai peggiori devono ancora iniziare…

Chi vede questo film senza essersi informato preventivamente su trama e

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Tipico Prom (ma senza psicopatico-killer-psicocinetico)

ambientazione, rimarrà confuso. Dove ci troviamo? The Loved Ones non è inglese e non è americano. La guida a sinistra ed il paesaggio ci ricordano infatti che siamo in Australia. A quanto pare, i bifolchi agli antipodi hanno importato il modello del prom dai cugini colonizzatori inglesi. Ci apprestiamo così a scendere nelle amene atmosfere kinghiane (Carrie dice nulla?), mentre tutte le differenze tra centro dell’impero e periferia dimenticata saltano all’occhio anche del meno cinematograficamente allenato.

Il film opera quel costante ribaltamento tra tranquillità-disagio che è la ragione sociale dell’Horror. Lo fa in diversi aspetti, non solo quelli del BUU! e del sangue (che certo  non mancano). Dietro la teenager timida ed impacciata c’è qualcosa di terribile, mentre dietro il ragazzo figo della scuola (Brent) c’è un dramma irrisolvibile.

Un horror sulla frustrazione emotiva di adolescenti oppressi dal contesto sociale… ma anche no… In pratica, un film che aggredisce gli stereotipi di genere; possiamo ben dirlo, visto che non ne manca davvero uno. E tuttavia c’è da parte dell’autore il coraggio di scalzarli per fare largo alla Storia.

Ma mi perdo in chiacchiere: The Loved Ones è un film di genere ed è un bel film. Punto.

Pantaloni larghi, camicia grunge e musica metal nelle cuffie, il protagonista si avvia con colonna sonora generazionale verso il “solito” carnaio. A costruire (bene) e stabilire il clima di follia surreale necessario a rendere gli stereotipi un vanto e non qualcosa di cui lagnarsi è infatti la musica che, in tutta la prima parte del film, mantiene un doppio registro: teenager rock melenso-hardmetalsturaorecchie. Tutta rigorosamente diegetica e – quasi sempre – giustificata.

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Come siamo arrivati a questo punto?

 

Funziona anche il contrasto tra protagonista e comprimari, tra cui spicca l’amico simpatico (you are a fucking rock star!). L’amico è una testa di cazzo ma, per fortuna dello spettatore, una di quelle divertenti. E nemmeno  si capisce bene cosa ci faccia nella storia e, no, non avrà un ruolo che sia uno; tutto ciò  si tollera però benissimo, dato che ha la magica fortuna di uscire con la ragazza dei suoi sogni (la dark-freak della scuola) e tutti rapidamente cominciamo a sentirci  un po’ sfigati, un po’ fortunati come lui, cominciando a vedere il protagonista, suo migliore amico, attraverso i suoi occhi. È infatti la cura che Sean Byrne (regista e sceneggiatore) mette nel delineare personaggi affascinanti – ancorché normali e credibili – a convincere più di ogni altra cosa di questo film. Su tutti brilla il personaggio folle e sensuale di  Lola Stone, vera reginetta del ballo grottesco a cui Brent, suo malgrado, è costretto a partecipare.

Il gore c’è, ma ci sta tutto e nella giusta quantità (considerata la mia tolleranza piuttosto modesta). A questo proposito, segnalo la citazione di Sir Jeffrey Lionel Dahmer, serial killer ed inventore della zombificazione, ovvero della pratica di rendere le proprie vittime dei vegetali aprendo delle ferite con un trapano nel cranio ed introducendo all’interno dell’acido (o altra sostanza similmente inopportuna). Non sempre la realtà supera la finzione, ma spesso l’anticipa di qualche anno.

Pare di vederlo lo sceneggiatore, frustrato per il tentativo fallito dal suo paese di copiare usanze becere dagli americani; mette su una storia in cui una ragazza ha il pro(gro)m che ha sempre desiderato ma non ha mai potuto ottenere con metodi ortodossi. Non sono tra quelli che trovano (o si sforzano di trovare) facili allegorie nei film, ma in questo caso mi pare evidente il passaggio emotivo dal desiderio al rifiuto fino al tentativo di distruggere ed umiliare ciò che non è possibile ottenere nella realtà.
Ne viene così fuori un ballo che è grottesco e raccapricciate ed un film da non perdere se si ama questo genere di horror.

 

 

About G.V. Falconieri

Blogger, scrittore; recensisco film e libri su siti e portali in giro per il web. Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Amministro il sito "La foresta dei sussurri".Se volete sapere altro, scrivete qui Il mio profilo su Google+