Questo è per Odd (Parte I)



Garor avanzò sulla pietra delle mura, col respiro gelido della sera nel petto e il vento del nord che gli accarezzava il viso. Lo stesso vento del nord che aveva soffiato quel giorno, un anno addietro.
Un’eternità addietro…
Garor sedé sulla pietra, fredda e ruvida sotto il palmo della mano. Scostò le dita dalle mura per portarle alla gola, per stringervi il ciondolo di Geri. Il ciondolo di Odd.
Sciolse il laccio dietro la nuca, fece scivolare la corda sotto la barba e rigirò il lupo intagliato fra le dita arrossate. Increspò la guancia in un sorriso, e un sospiro di condensa vorticò nel vento. Sollevò lo sguardo sulla gola di ghiaccio che, in lontananza, brillava alla luce delle stelle.
È per me, padre?
Quello è Geri, Odd.
Geri l’Ingordo, padre? L’Ingordo di Odino?
Se avrai bisogno d’aiuto, chiama l’Ingordo. Le zanne di Geri saranno al tuo fianco.

La lacrima scivolò, come ghiaccio, lungo la guancia.
«Siete voi Garor figlio di Svèn?»
Garor fissò il ciondolo, in silenzio, e lo riallacciò al collo. Spostò lo sguardo sul ragazzino al suo fianco, in piedi sulle mura. La spada gli pendeva dalla cintura troppo larga. Sembrava Odd.
Un sospiro di condensa.
Tutti sembravano Odd…
«Qual è il nome di colui che mi cerca?»
Il ragazzino si batté il pugno sul petto in fuori, col mento sollevato e lo sguardo fisso nel suo. «Sigvatr, figlio di Gromr» disse. «Giunto a porre la sua spada al servizio dello Scudo d’Acciaio.»
Garor rimase immobile.
«La stessa spada che gli prestò servizio per vole-»
«Per volere di Gromr, figlio di Askeladd.» Garor annuì. La gola di ghiaccio ululò al passaggio del vento del nord. «Conosco quella spada.» Il ragazzino estrasse la spada, che scintillò alla luce delle stelle, si inginocchiò e la porse a Garor, che rimase immobile. «Ho già settecento lame, fra asce e spade, al mio servizio.»
Il ragazzino spalancò gli occhi e la bocca. Si morse il labbro. «Garor figlio di Svèn, io vi supplico di lasciarmi vendicare la morte di mio padre!»
Garor scosse il capo, e strinse la mano sul lupo di legno. «Ho già le mie vendette a cui pensare.»
Il ragazzino non si mosse. «Permettetemi di combattere, Odino sarà con-»
«No, Odd.» Garor fissò Odd, e rigirò il ciondolo ruvido nel palmo della mano. «Odino non ti aiuterà, né lo farà l’Ingordo.» Scrutò lo sguardo del ragazzino, che lo osservava corrucciato. Garor chiuse gli occhi e si portò la mano alla fronte; scosse la testa. «Và via, figlio di Gromr.» Accennò con la mano alla cittadella all’interno delle mura. «Tuo padre non vorrebbe questo.»
«Siete troppo pochi per fermare il Branco.»
Garor riaprì gli occhi sul figlio di Gromr.
«So che le porte della cittadella sono troppo malmesse per resistere.» Il ragazzino si rimise in piedi, gonfiò il petto e vi batté il pugno. «E so che più guerrieri vi saranno a combattere in quella gola, più-»
Garor si alzò, afferrò la spada e strinse il braccio del ragazzino, lo girò di schiena e lo gettò a terra, bloccandolo contro la pietra col ginocchio piantato fra le scapole. «Guerrieri, Sigvatr.» Si chinò sul ragazzino, con la bocca vicina all’orecchio. «Uomini che hanno già piantato le loro asce nella carne di altri uomini, uomini che sono stati sul punto di cavalcare al fianco delle Valchirie.»
Garor si rialzò. «Uomini che hanno combattuto per la gloria eterna.» Fissò il vuoto. «Spesso senza pensare ad altro…»
Il ragazzino si rimise in piedi, con la testa bassa; allungò la mano per prendere la spada di Gromr. Si passò la manica sotto il naso gocciolante.
«Resta nella cittadella.» Garor si sedette sulla pietra; la gola di ghiaccio scintillò. «E domani, quando il Branco giungerà, e quando i guerrieri cavalcheranno con le Valchirie, tu rinsalda gli animi della gente.» Un sospiro di condensa. «E se doneremo a Odino la vittoria, porta avanti la stirpe dei suoi figli.»
Il ragazzino rimase immobile, con lo sguardo fisso a terra, e tirò su col naso. Si chinò al fianco di Garor e gli porse la spada. «Uccidete il Capobranco con questa.»
Garor sussultò.
«Mio padre l’ha affrontato, e ha raggiunto la sala dei caduti.» Il figlio di Gromr tirò su col naso, singhiozzò. «Vendicatelo al posto mio, vi prego.»
Garor trattenne il fiato; la lacrima gli solcò, fredda, la guancia. Prese la spada, e allungò il braccio dietro la schiena del ragazzino per stringerlo a sé. Il figlio di Gromr si lasciò andare ai singhiozzi, con la testa sul suo petto. «Ucciderò il Capobranco per tuo padre.»
Il vento del nord ululò nella gola di ghiaccio.
«Lo ucciderò anche per lui.»

(continua…)

 

 

 

 

 

About Cercavoce

Mi chiamo Giacomo, sono un appassionato di Narrativa di Genere, in particolare Fantastico, e di storie in generale. Amo scrivere storie, e amo studiare per farlo al meglio. Studio tecniche narrative da diverso tempo, ma ovviamente non sarà mai abbastanza. Dalle mie storie potete aspettarvi tre emozioni: Epicità, Amore e Meraviglia. Con Epicità intendo l'esaltazione del clangore di un esercito contro un altro, il ruggito della guerra e dello scontro che scorre assieme al sangue, il tremore delle ossa che si spezzano e dei cuori che battono per distruggere gli ostacoli. Con Amore intendo sia l'Amore romantico, che semplice tenerezza. Un gigante di pezza che protegge una bambina, un padre che vuol salvare suo figlio, un cavaliere che libera la sua dama. Infine, con Meraviglia intendo il semplice, ma fondamentale, Sense of Wonder. Quel qualcosa che ti fa dire "Mio Dio, c'è davvero un leone fiammeggiante che ruggisce al centro dell'universo? C'è davvero un pirata che vaga nello spazio in cerca della sua voce? C'è davvero un giocattolo di latta grande quanto una mano che insegue una sua rotella fino al cuore della terra?" Come scrittore, mi sono riproposto di farvi provare queste emozioni.