Articolo originariamente pubblicato su Finzioni.
Mi è stato confermato che l’anticiclone Minosse lascerà presto la scena al più torrido anticiclone Cthulhu. I pochi mortali superstiti potranno rimanere tali rifuggiandosi in casa, scampando così le temperature da estinzione di massa dell’esterno.
Ecco una lista di letture adatte ad affrontare questo periodo oscuro (e caldo). Per gli amanti del fantasy e non solo…
It
L’opera di King che viene ricordata più di ogni altra, e forse quella che più merita. Horror, ambientazione estiva, fantasy e romanzo di formazione sono gli elementi che hanno contribuito a rendere il romanzo una lettura imperdibile (non solo) per l’estate. Sconsigliato solo a chi è affetto da coulrofobia e/o teme di essere schiacciato dal pesante volume nell’eventualità di un colpo di sonno in fase di lettura.
L’Estate della Paura
Elm Haven, Illinois, 1960. È estate, la scuola è appena finita e cinque ragazzi di 12 anni stanno cementando un’amicizia che durerà tutta la vita e assaporando i primi, timidi corteggiamenti alle loro coetanee. Ma, fra i giochi in mezzo ai campi di grano assolati e le spensierate corse in bicicletta, qualcosa si nasconde in agguato. Una mostruosa entità senza tempo sta mietendo vittime fra i ragazzi della Old Central School, e gli adulti o rifiutano di capire quel che sta succedendo o sono essi stessi emissari di quel Male. Toccherà proprio a quei cinque amici indagare sulla natura di quell’incubo tremendo e affrontare il mostro, prima di finire anche loro preda della sua rapace avidità. E così Mike, Duane, Dale, Harlen e Kevin vivranno il loro passaggio all’età adulta lottando contro un arcano abominio che infesta le ore del buio…
Dan Simmons con L’estate della paura riscrive It e, se possibile, riesce a migliorarlo (il volume, per esempio, non minaccerà di cadere schiacciandovi la faccia come quello del Re). I pre-adolescenti protagonisti dovranno affrontare le proprie paure ed una minaccia che sconvolgerà per sempre la loro vita.
L’Estate dei Morti viventi
Stoccolma è sull’orlo del caos. Dopo un’ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità. Le lampade non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare. Poi si scatena un’emicrania collettiva. Si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando. C’è un giornalista, il cui nipote è appena stato seppellito, che si chiede se anche i morti sotto terra stiano riaprendo gli occhi. E un’anziana signora, in attesa del funerale del marito, che sente bussare alla porta in piena notte. E ancora, un uomo disperato che prega Dio di riportare in vita la moglie. Ma poi quando i morti tornano, cosa vogliono? Quello che vogliono tutti: tornare a casa. E riaverli con sé, non è esattamente come ci si aspettava.
In questo romanzo disperato e dai toni sinistri, con pagine strazianti e momenti grotteschi, J. A. Lindqvist riesce a cogliere lo spirito perturbante di una storia horror vecchio stile e a riscriverla mantenendo una continuità non apparente con Lasciami Entrare (mai sentito?).
Il Cavaliere Errante (The hedge knight)
Chi invece avesse voglia di un fantasy più classico, con cavalieri, amori, armi ed intrighi e si trovasse in crisi di astinenza da Martin, può buttarsi sulle opere più brevi e meno conosciute dell’autore. Tra queste spicca il racconto Il Cavaliere Errante, sorprendentemente disponibile anche in Italia e — cosa ancora più incredibile per GRR — del tutto autoconclusivo. La novella ci narra le avventure di Ser Duncan l’Alto, un cavaliere squattrinato (ma dal cuore grande), e del suo scudiero Egg. I due vagano per le terre di Westeros un centinaio di anni prima dei fatti narrati nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Tra le pagine imbrattate di sangue (perché è pur sempre G. R. R. Martin, eh!), colpi di scena a non finire per una delle novelle fantasy più belle di sempre. Un bel modo di ingannare gli anni di attesa per il seguito di A Dance with Dragons.





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umh cavalier errante, sebbene abbia belle scene- la marionettista, il protagonista “sciancato”, i (mezzi) colpi di scena alla fine – lo ricordo un po’ insipido, un compitino per accontentare i fan della saga.
Meglio i racconti di fantascienza di martin, forse non riuscitissimi, ma tutti piuttosto curiosi.
Be’ per chi ha letto Le Cronache i colpi di scena erano un po’ telefonati, questo è vero. Non so, a me è piaciuto parecchio, un po’ per i personaggi che trovo molto riusciti e molto poco furbeschi (niente Tyrion con le sue battute pronte) ma soprattutto per la trama che ho apprezzato particolarmente. Complice forse la brevità della novella, ha un ritmo che ho trovato raramente e comunque mai in Martin.