Captain America



Il primo dei cinque film è andato. Una delusione totale, malgrado le mie aspettative non fossero certo ad alti livelli.

La trama di Captain America:

Un ragazzino denutrito vuole andare a combattere i nazisti a Mordor in Europa. Nonostante la sua determinazione non riesce a passare la visita di leva che lo separa dalla morte dal suo più grande sogno. Fortunatamente, uno scienziato tedesco in esilio negli stati uniti ha sviluppato un progetto di perfezionamento fisico grazie al quale anche il governo americano sarà in grado di procurarsi nuova carne da macello  super soldati in grado di spostare le sorti della guerra in favore degli Stati Uniti.

La solita trasposizione che rovina il fumetto

Gli adattamenti su celluloide sembrano essere perennemente il cavaliere oscurocondannati, oltre che ad una banalizzazione oramai data per scontata, anche ad una sottrazione di contenuti, data la vastità di materiale che di solito compone le varie serie di albi originali. Non è solo questo, dietro la mimesi pressoché totale di storie e personaggi non vi è mai nulla di nuovo. Nessuna aggiunta, neanche per sbaglio. L’unico esempio positivo di opera che almeno tenta di andare oltre l’originale è Il Cavaliere Oscuro (ma è pur sempre opera del geniale Nolan).

A pensarci due volte non è che il Cavaliere Oscuro sia questo gran capolavoro. È semplicemente un film come dovrebbe essere una storia tratta da un fumetto di supereroi, ambientato nel mondo reale e non nel Fasciomondo di Marvel.

Captain america è un film totalmente vuoto. E con questo intendo dire che gli autori non ci hanno nemmeno voluto provare. Ci sono un paio di dialoghi nel corso del film che rendono bene l’idea di ciò che intendo. Certo i momenti di confronto tra Red Skull e il capitano non mancavano nel fumetto, e sono certo che anche il più banale di essi, copiaincollato, sarebbe stato superiore allo sconfortante confronto finale che viene messo in scena. E sì, ancora una volta captain-americasolamente sul piano fisico. Legnate e colpi di scudo stellato, nessuna astuzia, nessun espediente che elevi i due contendenti ad un livello superiore a delle scimmie assassine. I due che lottavano per l’affermazione della propria volontà erano fortemente determinati, almeno questo si deduce dalla storia, ma niente di tutto questo traspariva, nessun senso di confronto epico, niente di niente. A questo punto, i dialoghi potevano essere scritti anche un adolescente (che di certo avrebbe raggiunto risultati migliori se si fosse trattato di un fan del Captain America del fumetto).

Il cast, di tutto rispetto, è soltanto un’aggravante per tutti i difetti del film. Vedere il luciferino Signor Smith interpretare un Red Skull più bidimensionale dell’originale su carta è una cosa che fa piangere il cuore ed annebbia la vista di lacrime. Non prendiamo nemmeno in considerazione le tare logiche (pure massicciamente presenti). Gli unici momenti che salvano (in minima parte) quello che sarebbe stato un cattivo episodio anche di un cartone per bambini sono gli inserti ironici: niente di speciale, solo la dose minima di autoironia. Ma nemmeno questo è qualcosa di originale. Pensandoci, è dai tempi di Spiderman che una certa dose di benevola ed innocua ironia costituisce il nuovo standard del politicamente corretto. Occorre essere velatamente un po’ antipatriottici se si vuole essere un buon supereroe in questi anni.

Watchmen, che roba è?

Mai che il supereroe sia uno stronzo, un presuntuoso, o semplicemente un essere umano mediocre come quelli che incontriamo tutti i giorni per strada.

I registi di film tratti da fumetti sembrano non avere mai sentito parlare di qualcosa come Watchmen. O non ne hanno mai sentito parlare, o sono molto bravi a fingere che tutto vada bene così. Scrivere una sceneggiatura con la convinzione che la gente, al giorno d’oggi, applaudirebbe all’unisono Captain America come un eroe è assoluta follia. Se fosse esposto ad un’opinione pubblica come quella di oggi, un eroe del genere verrebbe accusato di essere complice del colonialismo capitalista, essere un fascista, rappresentare ideali di patriottismo becero, essere contronatura, essere omosessuale, essere un maschilista ed avere un pessimo gusto nel vestirsi. Inoltre, insieme a Red Skull, è il primo esempio di superuomo creato grazie a tecnologie naziste, fate voi. Se non ci credete, digitate su Google Obama (quanto di più vicino ad un supereroe nella percezione recente)  e vi verrà propinata una lista lunghissima di complotti a cui ha preso parte e di delitti che vuole compiere contro l’umanità. Da qualche parte ho anche letto che il presidente degli stati uniti, in realtà, altro non sarebbe che un alieno.

La donna del supereroe

Ah, ed in tema di politicamente corretto c’è pure Lei, la donna del supereroe. Il suo ruolo nella trama è addirittura più inconsistente di uno dei tanti pupazzi nazisti che vengono massacrati tra una scena e l’altra. Il solo scopo che ha è quello di riempire le inquadrature nei punti morti della trama (quale trama?) con abbondanti dosi di curve, stuzzicare gli ormoni geneticamente manipolati del protagonista e poi ritrarsi giusto in tempo per concedere un casto bacio poco prima dell’assalto finale. Più che prevedibile e scontato ed offensivo, tutto questo è semplicemente deprimente.

Dieselpunk?

Ammetto che il principale motivo per cui avevo deciso di vedere questo film era la mia curiosità verso il sottogenere dieselpunk. Secondo alcune recensioni che avevo letto prima della visione, Captain America era un degno rappresentate di questo genere. Seduto nel buio della sala, tra un tempo e l’altro e nella colpevole ignoranza in cui mi trovavo, non ero ancora riuscito a trovare elementi tali da fare una distinzione tra un film tipo Captain America e un film ambientato negli anni ‘40. Ho così ipotizzato due possibili scenari: o il genere dieselpunk, per una coincidenza sfortunata, corrisponde in tutto e per tutto ad un’ambientazione anni ‘40( e quindi anche Casablanca dovrebbe appartenere a questo genere, con i dovuti inserimenti di pistole al plasma); oppure l’ambientazione dieselpunk era propria soltanto del fumetto, ma lo stesso non è possibile dire dei pochi elementi tecnologici non ortodossi rispetto alla scienza degli anni ‘40 presenti nel film (ad un certo punto compare una specie di robot-lanciafiamme). C’è un carro armato gigante (inquadrato di striscio), qualche pistola al plasma in mano ai nazisti (o quel cavolo di unità speciale che erano) e nient’altro. Ma appunto questi sono elementi, e non contribuiscono minimamente alla storia. Insomma, i nazisti dell’Hydra sono anche più scarsi della media dei nazisti nei film americani che già muoiono come mosche normalmente, ma dopo il potenziamento Hydra e nonostante le pistole al plasma e le maschere antigas (ma a che cavolo servivano?), toccano nuove vette di demenza e inadeguatezza fisica, riuscendo a farsi battere anche da un pugno di prigionieri denutriti e disarmati. Anche qui l’impressione è che il fumetto originale abbia spaventato gli autori e che questi si siano limitati a mettere qua e là qualche citazione, piuttosto che creare una vera e propria ambientazione dieselpunk che, se non altro, sarebbe stata originale. E questo proprio non va bene…

Riassunto della recensione del film:

Captain America è l’ennesimo caso di film tratto da un fumetto che è meglio evitare. Non aggiunge nulla per i fan dell’originale su cellulosa e annoia, nel migliore dei casi, chi non conosce il fumetto. Da evitare in ogni caso.

Voto: ★½☆☆☆ 

 

About G.V. Falconieri

Blogger, scrittore; recensisco film e libri su siti e portali in giro per il web. Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Amministro il sito "La foresta dei sussurri".Se volete sapere altro, scrivete qui Il mio profilo su Google+