Tuf Voyaging



Haviland Tuf è un personaggio stralunato, geniale, solitario e al limite della sociopatia. Per un gioco del destino, entra in possesso di una delle astronavi più potenti dell’universo conosciuto, l’Arca. La nave spaziale è una sorta di Morte Nera della guerra biologica che può stravolgere gli equilibri ecologici di un intero pianeta. Sarebbe un disastro, ma invece è una fortuna perché Tuf è anche una delle creature più sincere e oneste rimaste al mondo (una sorta di Frodo dello spazio). È lui al centro del romanzo, che in realtà è più una raccolta di racconti a cornice, un fix-up.

Un punto forte di Martin è certo la caratterizzazione dei personaggi; anche Tuf in questo non fa eccezione. Il protagonista è ben delineato ed è il vero fulcro della narrazione. Scaltro ma non malizioso, sorprendentemente intelligente e con una passione per i gatti che rasenta la mania, non esita ad imporre soluzioni e a portare aiuto a chi ne ha bisogno, anche a scapito del suo interesse personale. È poi caratterizzato anche fisicamente: alto in maniera quasi ridicola, pallido e completamente pelato; quando lo incontriamo per la prima volta passa la vita a girovagare per l’universo facendo con poca fortuna un lavoro che è l’equivalente fantascientifico del rigattiere. Martin dedica intere pagine ai suoi soliloqui forbiti (forse anche troppo, ad essere sinceri, qui il vecchio George ha strafatto un pochino, anche se il tono umoristico fa perdonare la pecca).

Per i fan di G. R. R. Martin al piacere del libro in sé si aggiungerà anche quello di ritrovare i temi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma trattati con più spensieratezza e ottimismo. L’argomento principale di Tuf Voyaging è infatti il Potere, incarnato dall’Arca, e come questo possa essere usato a buon fine se chi ne fa uso è “puro di cuore”.

Il personaggio stesso si avvede delle implicazioni “divine” che ha il lavoro di ingegnere ecologico a bordo dell’Arca. Lo stesso Tuf, alla fine del divertentissimo scontro con un redivivo Moses (leggi: truffatore bigotto che fa credere di essere un profeta per schiavizzare la popolazione di un pianeta), condenserà le sue disavventure:

Essendomi imbattuto in questa nave, chiamata Arca, ho cominciato ad essere vessato da divinità, profeti e demoni. Noè e il Diluvio, Mosè e le sue piaghe, pani e pesci, manna dal cielo, turbini di fuoco e spose di sale, e devo ammettere che il mio primo atto a bordo di questa nave è stato risuscitare i morti  (Manna dal Cielo)

Non tutti potevano rendere racconti del genere senza scadere nel banale. Martin c’è riuscito con l’eccezione di qualche scivolone e con l’ausilio di numerosi gatti e gattini, spesso al centro degli snodi narrativi.

All’amore per i felini e alle riflessione sul potere si aggiunge il terzo tema del libro: gli effetti delle azioni dell’uomo sull’ambiente. Nulla di didascalico, intendiamoci, perché anche qui l’ironia è usata in modo sapiente. L’idea stessa di un’astronave che manipola le forme di vita porta con se il concetto di ecologia, ovvero di sistema in equilibrio. Tuf viaggerà accompagnato solamente dai suoi gatti per l’universo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio biologico là dove è messo in pericolo dalle azione avventate delle razze aliene, accoppiamento smodato, avidità e idiozia essendo le principali minacce alla conservazione della vita. Particolare rilievo è dato per esempio alle abitudini dei S’uthlamesi, che già dal nome, anagramma di Malthus richiamano il tema del controllo sulle nascite.

In qualche modo i temi apocalittici (o quasi) di altri libri di cui abbiamo già parlato sono già presenti. C’è però una certa leggerezza di fondo con cui questi vengono affrontati, forse dovuta anche ad un approccio più marcatamente di genere. Ma qui lo scrittore, se non proprio alle prime armi (pubblicato nell’86, ma le storie singole risalgono a molto prima), certamente non era ancora la penna certa ed esperta che c’è dietro le Cronache. Il problema centrale di tutti i racconti sembra essere la mancanza di altruismo o anche solo di capacità di collaborare tra i principali protagonisti, mancanza che innesca inevitabilmente conflitti (raccontanti con buon senso del ritmo) e, soprattutto nel primo racconto, quello sul ritrovamento dell’Arca, uccisioni a catena definibili come una parodia dei tanti slash-space-horror che andavano di moda in quegli anni dopo il successo di Alien.

Qualche parola merita la struttura del libro. Si tratta, infatti, di un fix-up. Termine traducibile in italiano con “romanzo a cornice”, particolarmente adatto, dato che all’autore piace strafare con il count dei personaggi e con più linee narrative simultaneamente.

Tutto questo nell’attesa  della traduzione di Tuf Voyaging prevista per settembre 2013 il 2014. Del resto pare che una serie televisiva sia già in programma e che Martin abbia suggerito l’attore che interpreta l’eunuco Varys in Game of Thrones per il ruolo di Tuf.

About G.V. Falconieri

Blogger, scrittore; recensisco film e libri su siti e portali in giro per il web. Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Amministro il sito "La foresta dei sussurri".Se volete sapere altro, scrivete qui Il mio profilo su Google+