Merlin (Serie Tv)



Battaglie epiche, incantesimi, creature fatate e un briciolo di romanticismo: il mito di Camelot è ancora oggi radicato nell’immaginario di grandi e piccini e viene periodicamente riproposto, con i necessari adattamenti e le reinterpretazioni più o meno convincenti.

merlin morganaLa fiction dedicata a Merlino è stata realizzata negli Stati Uniti alla fine degli anni Novanta ed è uno dei primi esempi di produzione televisiva fantasy, già portata in auge dai successi di Hercules e di Xena: Warrior Princess. Stavolta il protagonista è il più famoso degli stregoni; ormai vecchio, si guadagna la giornata come artista di strada, raccontando la sua vita, e le sue avventure che si intrecciano con l’ascesa e la caduta di Re Artù. Lo stregone reinterpreta gli eventi distaccandosi dalla tradizione ed assecondando il gusto a noi contemporaneo. Il tradimento non deve scandalizzare, perché alcuni episodi possono essere male accettati dalla sensibilità dell’uomo del terzo millennio, e d’altronde nel medioevo era consuetudine che  i menestrelli trasformassero di volta in volta i testi, pur di piacere agli ascoltatori. La fiction sceglie come target un ipotetico spettatore medio americano, persona che conosce di sfuggita la storia del Medioevo Europeo, ama sognare tenendo i piedi per terra, probabilmente ricorda il cartoon de La Spada nella Roccia, confonde paganesimo e satanismo come se tra i due culti ci fosse qualche parentela. Proprio il contrasto tra credi è la causa della nascita del mago, generato dalla perfida Regina Mab pur di salvare le antiche credenze. Merlino è in parte umano, in parte è una creatura incantata; degli esseri umani ha la mortalità, la capacità di amare, il libero arbitrio che lo porta a non rinnegare il legame con il passato ma essere pronto a accettare il cambiamento, cogliendo anche i limiti della nuova civiltà. E’ un personaggio ben delineato, che sceglie di salvaguardare l’equilibrio piuttosto che favorire una fazione; dispensa consigli e segue sempre il suo cuore e il suo cervello.

Nonostante la bella caratterizzazione, e il buon doppiaggio, la fiction appare merlinirrimediabilmente naif. I personaggi che circondano lo stregone sono spesso inverosimili, a partire dalla regina delle fate Mab: invece di mostrare la superiorità dei vecchi culti concedendo favori e incantesimi alla gente, miracoli che rivaleggino con quelli compiuti dai santi, si comporta come una strega da operetta. Le sue vendette sembrano capricci da bambina, lascia morire oppure uccide gli avversari senza pensarci due volte, e i suoi modi ricordano quelli di una maitresse da casa chiusa. A dire il vero, tutti i personaggi che ricorrono alla stregoneria sembrano schiavi delle proprie vanità e della lussuria, da Morgana che desidera essere bella e vuol conquistare Camelot, fino alla stessa Nimue, che tutto sacrifica pur di riavere un bel volto e l’amore di Merlino.

La presenza dello gnomo Frik peggiora l’atmosfera, perché provvede a pause comiche ricche di ironia e anacronismi… L’interpretazione sarebbe formidabile se la pellicola fosse una parodia, ma il contesto è serio, ci sono momenti drammatici, e gli interventi della creatura si rivelano stonati.

La fiction oscilla tra i toni pacati di uno spettacolo per famiglie, e i temi decisamente adulti che sono alla base del mito: erotismo, riflessioni sul destino umano, sul libero arbitrio, sul valore dell’utopia destinata ad infrangersi contro la limitatezza della natura umana, sul rimpianto per il tempo perduto e l’idealizzazione del passato. Argomenti che la fiction sfiora appena e poi lascia in secondo piano, rivolgendosi ad un pubblico di adolescenti e genitori. Conoscendo le rigide norme della censura americana, c’è poco da sorprendersi, anche se le conseguenze che ne derivano risultano deleterie. Né è possibile, dato il soggetto,  eliminare qualsiasi potenziale argomento tabù. Si possono omettere i dettagli più crudi e le rappresentazioni esplicite della violenza, ma le vicissitudini della Tavola Rotonda sono innescate da passioni molto umane, non sempre nobili, e l’utopia del reme perfetto crolla proprio per la debolezza dell’animo dei cavalieri.

I sovrani sono tutti tiranni, i nobili fanno il doppio gioco, Artù è un povero ingenuo. Nonostante gli insegnamenti di Merlino, ripone fiducia in Lancillotto, sposa Ginevra senza quasi conoscerla e la abbandona per anni, e quando scopre le corna si adegua alla legge di Camelot. Pur di non alienarsi la fiducia dei cavalieri, condanna a morte la donna. Le battute da lui pronunciate quando alla fine dell’ultima battaglia viene soccorso da Merlino sono agghiaccianti. Lancillotto non è certo un’anima pia: soccombe al fascino di Ginevra, tradisce il sire, lascia morire la moglie…

Se i personaggi secondari lasciano a desiderare,  la trama ha incongruenze e anacronismi di ogni genere. Ovviamente non ci sono datazioni storiche precise, anche se Merlino accenna all’arrivo dei Sassoni, e allo sfiorire della cultura pagana, sostituita dal Cristianesimo. Stavolta tanta vaghezza è apprezzabile, trattandosi di un mito adattato alla sensibilità di una platea eterogenea per età e cultura. E’ oggettivamente arduo rendere il ciclo bretone sullo schermo, e fino ad oggi nessuna trasposizione ha messo d’accordo esigenze commerciali, fedeltà allo spirito originario, divulgazione ed Arte con la A maiuscola. La pretesa di verosimiglianza di Arthur naufraga contro le esigenze di spettacolarità; i dilemmi del Lancelot du Lac di Bresson suscitano riflessioni profonde a scapito del senso di meraviglia; Excalibur non è certo adatto ai più giovani; la Spada nella Roccia fa sorridere gli adulti smaliziati; la recente serie britannica è una produzione indipendente ed è rivolta a un pubblico di appassionati Eliminati i temi più cupi, le atmosfere che si respirano nel film televisivo Merlin sono quelle che si addicono a una bella fiaba.

Il vero punto debole della pellicola è l’abuso degli effetti speciali, esibiti senza parsimonia. E’ vero che il cinema deve mostrare quanto narra; ed è altrettanto vero che una buona sceneggiatura deve operare dei tagli, farsi da parte e lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore. Una regola d’oro che dovrebbe valere in ogni genere di film, e ancora più necessaria quando gli effetti speciali sono costosi e poco soddisfacenti. Meglio evitare i soggetti in costume, piuttosto che scadere nel ridicolo involontario oppure rifugiarsi in un minimalismo poco gradito alla platea: forse è questa considerazione di buonsenso ad aver escluso dai palinsesti i titoli fantasy. E’ più semplice preferire l’ambientazione contemporanea, gli eroi della porta accanto, persone comuni alle prese con i problemi d’ogni giorno.… Gli Eroi, quelli con la E maiuscola, vengono messi da parte, considerati parte di un passato distante, oppure rifiutati per principio. Da un lato il culto dell’eroe è abbinato a ideologie di estrema destra; purtroppo dà fastidio anche ai conservatori, perché incarna l’ideale di una persona che sceglie il proprio destino, spesso ribellandosi ai potenti. Mettendo da parte qualsiasi ideologizzazione, è ovvio che per molti anni il vero nemico del cinema di genere è stato l’alto costo degli effetti speciali e dei costumi. Verso la metà degli anni Novanta c’è stato l’avvento della grafica digitale, e qualcosa è cambiato. I prodigi del computer hanno iniziato a ridurre i costi di scenografie ed effetti speciali, sono stati prodotti con successo telefilm quali Hercules e lo spin off Xena. In Merlin c’è tutto l’entusiasmo per la nuova tecnologia, si esagera pur di esibire i mezzi profusi, e il risultato è sempre pacchiano.

Ci sono alcune belle scene, qualche immagine richiama la pittura dei preraffaelliti, l’incipit e l’epilogo sono delicati e poetici. Sembra quasi che il film inizi laddove il computer si fa da parte, quando la scena rimane libera da draghi e pietre parlanti, fatine luccicanti e incantesimi distruttivi. Tra alti e bassi, poesia e cliché sovra abusati, lo spettatore può divertirsi, a patto che non faccia paragoni con Excalibur. 

 

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About Cuccu'Ssètte

Recensisco film e talvolta libri per Terre di Confine e per Cinema e medioevo.