Super 8



Ammetto che erano diversi mesi che aspettavo l’uscita di questo film. Ero ansioso di vedere il “genio creativo” di Abrams, alle prese con le tematiche e le ambientazioni tanto care a Spielberg, a cui spesso viene paragonato. Dopo Cloverfield, che mi ha stupito positivamente in seguito alla delusione delle ultime serie di Lost, consideravo questo Super 8 come la prova del nove per questo regista…

 

Super 8

Il film rivela fin da subito la propria natura di omaggio a quei film anni ’80, o di rivisitazione, come la definiscono alcuni. Banale dire che nel film di J.J.Abrams è chiara l’influenza di Steven Spielberg. Puzza dunque di operazione di mercato, di remake che strizza l’occhio agli spettatori under 18 senza scontentare quelli adulti. qQuando poi vediamo cose come un treno che deraglia capiamo subito cosa stiamo per vedere… che poi non è che il treno deragli semplicemente, no; ilSuper-8 abrams treno decolla, sorvola parte del deserto del Nebraska, esplode a più riprese a mezz’aria, innescando scene alla Final Destination e, solo infine, ricade tutt’attorno ai protagonisti senza alcun danno. Il tutto, pensa lo spettatore che alle superiori abbia sfogliato almeno una volta il libro di fisica, in barba a questo principio qua, secondo il quale, incredibilmente, se lancio una pallina da tennis contro il muro di casa mia, il muro rimane fermo, mentre la pallina si deforma e/o torna indietro. Qui invece apprendiamo da un fisico ad honorem, quale è Abrams per avere architettato così elaborati sistemi di viaggio temporale durante le varie stagioni di L (il nome intero, per pudore, non voglio più pronunciarlo), che se un pick-up si schianta frontalmente contro un treno, il furgone rimane fermo, mentre le migliaia di tonnellate del treno vengono scagliate in aria. Il tutto, badate bene, fa esplodere il treno ma lascia in vita il conducente del pick-up che ha ancora il tempo di estrarre la pistola e minacciare un paio di persone accorse ad aiutare. In proporzione è come se una vespa riuscisse a cappottare un tir. Rimango sembre fanciullescamente a bocca aperta dinanzi alla “Magia di Hollywood”.

Piccolo flashback a metà recensione(stile J.J Abrams)

Confesso che sono tra quelli che si sono sorbiti sei (dico 6) stagioni di quella cosa lì, quella cosa che comincia per L e che non voglio nominare e che, ad ogni modo, è stata il trampolino di lancio per il regista J.J Abrams. Avete capito bene, fan e ex-fan arrabbiati di quella cosa lì. Nell’illuminata Russia, il finale di L sarebbe valso al regista il gulag(ai tempi d’oro) o l’avvelenamento con polonio 210 (nella Russia democratica di Putin), in America è invece stato assolto e si è fatto a gara per poter finanziare i nuovi deliri di tale genio creativo. Sto volutamente esagerando, ma se ad uno sceneggiatore è permesso infarcire impunemente le prime 113 puntate di una serie televisiva con tutto quello che c’è di misterioso sulla faccia della terra e poi, a puntata 114, dirci:

Sai cosa c’è, non ho idea di come finisca, pensavo di trovare qualcosa in questi sei anni, ma non sono riuscito a venirne a capo.”

Povero cristo giunto alla sesta stagione di L : “Dunque lei non aveva idea di che cosa ci fosse sull’Isola?”

Abrams: “Ovvio che no, pensavo di trovare qualcosa in questi sei anni, ma non sono riuscito a venirne a capo.”

“Dunque l’ultima puntata di Lost non spiegherà nulla?”

“Qualcosa spiegherà, diciamo che è stata tutta una scusa per scucire dei soldi ai Nerd.”

“Ah, ora capisco, dunque è tutto un complotto del governo?”

 

Super 8, racconto di formazione o film d’azione?

Uno si aspetta così di vedere un bel film d’azione, “Super 8”, però non approfondisce l’ambientazione, come molti di voi avranno pensato prima di andare a vederlo. Il film non è nemmeno da considerarsi degnamente come “di formazione”, com’è stato detto, quanto forse, a volere essere generosi, di riconciliazione. Il motivo è nascosto (male) nelle scene finali, dunque lungi da me svelarvelo. Posso però affermare con certezza che un racconto che ambisce ad essere “di formazione” dovrebbe contemplare un’esposizione ben diversa del cambiamento interiore dei personaggi.

Recensione di Super 8

Un classico non deve certo brillare necessariamente per originalità, ma questo Super 8 sembra un remake di massa di tanti film, un insieme di spezzoni, di idee, di suggestioni narrative proveniente dai film di fantascienza anni ’80. Più che Spielberg, come è stato detto, puro stile Abrams. Finisce così che la storia fluttua sugli elementi gettati massivamente in pasto allo spettatore, senza prendere una direzione ben precisa. Purtroppo tutte le belle idee e le citazioni di questo mondo non bastano a togliere dalla mente gli ossessionanti cliché di cui si nutre questo film così finto da muovere solo una certa indifferenza. C’è proprio tutto, dal ragazzino grassone nerd, alla ragazzina dei sogni del protagonista, dal generale cattivo al negro infido, passando per il padre burbero, severo ma giusto a quello alcolizzato e scansafatiche di lei.  Due parole anche sull’oscura figura del protagonista. Durante il film non ha un minimo di slancio, non un momento che possa rendere credibile il percorso che lo porta a salvare la ragazza che ama.

D’accordo, dirette voi e diranno tutti, tu non hai capito, questo è un film sul cinema, sulla potenza del racconto e bla bla bla… Ma non hai visto i Lens Flare, le luci realistiche e tutto il resto? Io rispondo che se vado al cinema, il film deve innanzitutto farmi dimenticare di essere un film. Se sono consapevole di guardare un film, se non dimentico che i personaggi sono finti almeno per un secondo, allora il film è brutto o, come in questo caso, un tentativo fallito non per incompetenza, ma per chiara volontà.

A parer mio, è sintomatico di pigrizia, già dimostrata in Lost, gettare in pasto tutti gli elementi possibili durante la prima parte della narrazione e poi pensare a sbrogliarli. La forzatura è la parola d’ordine. Nel mezzo c’è tutto quello che un narratore non deve fare, ovvero essere disonesto con il pubblico. Se nella prima parte del film non riusciamo a vedere la Creatura, tanto è veloce e potente, servirebbe che anche nella seconda parte conservasse queste qualità, soprattutto nel confronto finale…

I cliché, abbiamo detto, abbondano ma, siccome sono volutamente ricercati e a tutti stanno bene perché non è un film ma un film sul film… li chiameremo… cliché, visto che è  esattamente quello che sono. Pure Lynch fa meta-cinema, ma non mi pare vada in giro a tratteggiare personaggi monocromatici con la scusa di citare Fellini o Antonioni.

Particolare attenzione è da riservare a come viene trattata “la storia d’amore”. Abbiamo detto che il protagonista, Joe, s’innamora della figlia di un operaio infelice, scatta dunque l’occasione di riscattare la bionda dalle angherie del padre. Il nostro eroe dovrà salvare la biondina anche dall’infelicità domestica, oltre che da alieni e creature malvage, dovrà pagare il prezzo della biondina in avventure e coraggio, manco fossero capre e cammelli per i beduini. Mai che la donna abbia possibilità di scelta in certi film, del resto sono pur sempre tempi difficili… In Super 8 abbiamo questa biondina che viene coinvolta nel film dal nerd grassone che ha voglia di provarci con lei e che poi, con slancio poetico quanto maschilista, cede la ragazza all’amico Joe, che ringrazia e porta a casa.

Questo film di Abrams altro non è che la brutta copia dei racconti adolescenziali di formazione. Cito alcuni esempi che chi non mi crede potrà leggere e visionare per rendersi conto della differenza e capire quanto poco esageri in realtà. Cominciamo da Stand by me. Nel film e nel racconto di Stephen King i protagonisti scoprono che “le cose si rompono”, non a caso vanno in cerca di un cadavere e questa e tutta la storia, niente alieni o sparate complottiste per attirare i nerd. Si rompono le persone, i legami tra amici, si rompe il corpo. Punto.

Complottismo, complottismo, complottismo.

Si sa che i film sono lo specchio della realtà o che forse è la realtà ad essere il riflesso della fantasia. Per Abrams, che deve essere un pericoloso sovversivo, il governo degli stati uniti è il male assoluto. Nasconde cose, uccide gente, tiene imprigionati e tortura alieni. L’importante è che la colpa sia sempre di qualcun altro, qualcuno di molto cattivo che fa cose cattive e le tiene nascoste.

Provate a vedere Super 8 e ditemi se per un solo istante qualcuno di voi ha creduto che qualcuno dei ragazzi potesse morire, che qualcosa potesse andare storto a qualcuno dei personaggi chiave. Altro esempio celebre in questo campo è L’estate della Paura, di Dan Simmons. Un gruppo di ragazzini si trova ad affrontare una minaccia mortale in un’estate che cambierà per sempre la loro vita, proprio come in It, di Stephen King, non a caso citato da molti come capolavoro assoluto, non solo come romanzo di formazione.


Se Stephen King (quello dei tempi d’oro in questione) avesse scritto la sceneggiatura di Super 8, la biondina sarebbe stata percorsa o violentata dal padre, Joe, il protagonista, avrebbe picchiato a sangue il nerd grasso e la loro amicizia sarebbe finita per sempre, uno del gruppo di ragazzini sarebbe finito sotto un trattore e roba simile. In Super 8 invece tutto il conflitto è apparenza, è un film nel film, come già si è detto a sua scusante. Super 8 parla e ci racconta la realtà come dovrebbe essere se fosse un film: i treni esplodono, le bombe fioccano, le macchine si ribaltano, ma nessuno si fa mai male. Da bambino vedevo una cosa simile e si chiamava “Bugs Bunny”.

Sintesi della Recensione di Super 8

Film sulla fantasia, ma senza fantasia.

Voto: ★★☆☆☆ 

About G.V. Falconieri

Blogger, scrittore; recensisco film e libri su siti e portali in giro per il web. Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Amministro il sito "La foresta dei sussurri".Se volete sapere altro, scrivete qui Il mio profilo su Google+