La Casa Infestata



La casa infestata

Una collina solitaria, una casa in stile gotico, coloniale o secondo impero, una grande mansarda o una cantina piena di segreti, una musica melodrammatica che accompagna l’allegra famigliola verso la nuova casa comprata a prezzo sospettosamente basso. A dire il vero, qualcuno giù in paese aveva avvertito di strani eventi legati alla casa ed anche l’agente immobiliare si era comportato stranamente…

haunted_house

Ma l’occasione era troppo ghiotta e la famiglia in questione troppo disincantata per temere quelle voci da paese di provincia.

Le origini classiche del genere

Il topos della casa stregata risale alla preistoria. Riti apotropaici o propiziatori di forze naturali e spiriti sono accreditati anche presso i popoli di cui si conosce meno. Per i romani esistevano specifiche entità legate al focolare domestico, i Penati. Simili a questi erano i Mani che, però, avevano il ruolo di proteggere la famiglia e venivano identificati con gli antenati defunti. Questi ultimi, in particolari giorni, detti nefasti, uscivano dal mondo dei morti per avventurarsi in quello dei vivi.

Le prime versioni del topos della casa infestata con le caratteristiche giunte sino a noi risalgono a testi come la commedia Plautina Mostellaria, la casa stregata del brano Erat Athenis di Plinio il giovane, in cui compaiono già tutti i segni che poi saranno ripresi dal Gotico inglese (sferragliare di catene ed armi, la casa abbandonata in cui nessuno vuole entrare) e il Philopseudes di Luciano, una delle storie del quale, tra le altre cose, servirà d’ispirazione Goethe  per Der Zauberlehrling, meglio conosciuto come “L’apprendista stregone”.

Oltre ad essere già presenti degli elementi che ricordano la messa in scena contemporanea delle storie di case infestate, vi sono anche numerosi elementi narrativi ricorrenti: l’incredulità del protagonista che tenta comunque di vivere nel posto infestato, l’apparizione notturna delle anime tormentate e l’importanza della cosiddetta backstory, il disvelamento della quale preclude alla risoluzione  finale dell’infestazione. Anche nella cultura popolare gli antichi greci credevano che l’anima di un uomo assassinato tornasse a tormentare l’omicida. Dunque era necessario che questo abbandonasse non solo la propria casa, ma il proprio paese per un anno, sedando così le ire dello spirito che reclamava vendetta.

Il Perturbante, il sentimento dietro il mito della casa infestata

“Ciò che non può essere compreso, inevitabilmente riappare come un fantasma inquieto.”

Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.”

(Sigmund Freud, Il perturbante)

 

“È detto unheimlich tutto ciò che potrebbe restare […] segreto, nascosto, e che è invece affiorato.”

(Schelling, Filosofia della mitologia.)

La stessa definizione di “perturbante” in tedesco unheimlich non potrebbe esistere senza il sostantivo heimlich che richiama l’idea stessa di casa e di tutto ciò che c’è di familiare e confortevole. Tutto questo si avvicina evidentemente alla nozione di materno. Tant’è che Heimat è la terra natale (in italiano traducibile con “patria”).

Ovviamente, nella sua ansia di ricondurre tutto alla sfera sessuale, Freud non manca di sottolineare anche il parallelo tra casa e ventre materno. L’abitante della casa prova “quel genere di sicurezza identificata con la casa e la famiglia, ma che è molto vicino al suo opposto: un’ansia prodotta dal segreto venire alla luce.”

Nello stesso scritto Freud non manca di riportare: “questo timore ha ancora il significato antico secondo cui il morto è diventato nemico dei sopravvissuti e mira a prenderli con sé come compagni della sua nuova esistenza.” Viste queste riflessioni scientifiche, non sorprende che gran parte del cinema e della letteratura dell’orrore si sia ispirato all’archetipo della casa infestata per terrorizzare numerose generazioni.

Secondo Freud, difronte alla violazione da parte di forze soprannaturali di un luogo che ci ricorda qualcosa d’intimo e familiare come la Casa, che di questi sentimenti è l’esempio più lampante, ci troviamo spaesati come primitivi:

 

[I]n hardly any other sphere has our thinking and feeling changed so little since primitive times, or the old been so well preserved, under a thin veneer, as in our relation to death. Two factors account for this lack of movement: the strength of our original emotional reactions [to death] and the uncertainty of our scientific knowledge. . . . Since nearly all of us still think no differently from savages on this subject, it is not surprising that the primitive fear of the dead is still so potent in us and ready to manifest itself if given any encouragement.

 

Altro aspetto del Perturbante su cui Freud si sofferma è quello riconducibile alla paura per oggetti inanimati che riproducono le fattezze di esseri umani. Apparentemente questo è un aspetto estraneo alle storie di case infestate, ma solo ad un livello superficiale. Sia la casa di “Amyitiville Horror” che quella di “Halloween: La notte delle Streghe” hanno chiaramente le fattezze di un viso umano; più in generale, le case infestate portano con sé anche una personalità che ha qualcosa di umano. È il caso, per esempio, degli spiriti scherzosi di Poltergeist o di quelli che popolano l’Overlook Hotel di Shining, che si rapportano con Jack come veri e propri personaggi, arrivando addirittura a stabile un vero e proprio parallelo (anch’esso perturbante secondo la teoria di Freud) con la sua esperienza di custode dell’Hotel.

Abbiamo detto che con buona approssimazione il termine heimlich può essere tradotto con il termine “familiare.” Anche in questa connotazione l’archetipo narrativo della casa infestata si presta a numerose interpretazioni. Oltre agli spiriti e ai revenant, la principale minaccia per gli abitanti della caso sono gli stessi familiari. Primo su tutti quel pater familias che la famiglia, semmai, dovrebbe proteggerla. Vediamo dunque Jack Torrence impazzire e correre dietro alla moglie armato di accetta come la massima rappresentazione di tutto ciò che è unheimlich; ciò che dovrebbe proteggere (la casa, il padre, la famiglia) si rivolta contro di noi scatenando il terrore perturbante. Il perturbante, che emerge quando ciò che doveva essere tenuto nascosto viene rivelato, ridestando paure e istinti infantili, è questo sentimento di ambiguità di fronte all’incomprensibile.

 

La casa infestata tra realtà e finzione: Amityville

Nel 1974 Ronal Defeo uccide i genitori e i fratelli nella loro casa a Ocean Avenue, Amityville. Defeo afferma che le sue azioni sono state dettate da un’entità soprannaturale che abitava la casa. Probabilmente fa questo per ottenere l’infermità mentale, aiutato dal suo avvocato. Il motivo accertato degli omicidi sarà invece la cospicua assicurazione che avrebbe ottenuto per la morte dei genitori. Viene così condannato a 150 anni di reclusione.

Un anno dopo, George e Kathy Lutz comprano la casa e vi si trasferiscono con i loro tre bambini. Presto cominciano ad avvertire i segni di una presenza soprannaturale nella casa: oggetti che si spostano, strane voci, musiche inspiegabili, porte e finestre che si sbattono senza causa. Chiamano un prete, ma questo afferma di essere stato costretto a lasciare la casa da una misteriosa voce. Strane forme vengono avvistate vagare fuori dalla finestra e George Lutz comincia a sostenere di essere posseduto da una forza maligna, mentre dai muri e dal soffitto comincia a spiovere uno strano liquido verde. In generale nella casa di Amityville i “segni” dell’infestazione sembrano non mancare.

Amityville_Horror

A guardar bene, forse ce ne sono pure troppi.

Infatti, alla fine, nel 1979, Weber, l’avvocato di DeFeo,  ammette di avere inventato tutto insieme a George Lutz per riaprire il caso del suo cliente, mentre quest’ultimo era stato spinto ad accettare dalle sue precarie condizioni economiche. Poco dopo, i Cromarty, nuovi proprietari della casa, affermarono di non avere notato nulla di strano nell’edificio. Nonostante questo, The Amityville Horror divenne un best seller e ancora oggi la casa di Amityville è ritenuta a tutti gli effetti una delle più famose ‘‘haunted house.’’

Backstory: il vero problema dietro la casa infestata.

Particolare rilievo in questo sottogenere riveste la backstory: cos’è successo nella casa prima che gli attuali proprietari la comprassero? Che cosa ha spinto il vecchio custode a sterminare tutta la famiglia cane compreso? Quale etnia usava come cimitero il terreno su cui è stata costruita l’abitazione?

L’ultima variante ha delle implicazioni anche sociali. La famiglia yankee si trasferisce nella casa e viene perseguitata dal passato che, però, nel caso specifico, non è inteso come background familiare, quanto nazionale. In pratica gli spiriti della cultura indiana tornano a tormentare i bianchi che li hanno sterminati. Questo particolare ci dice molto sulla struttura di questo tipo di storie che si sono sempre prestate a differenti letture di tipo scientifico, sociologico e narrativo.

Alcuni esempi di Case infestate nel cinema:

Poltergeist

Chi non ha mai sentito parlare della maledizione della casa costruita su un cimitero indiano Poltergeist? Alcuni però non sanno che questo particolare risale alla trama di Poltergeist, il film di Tobe Hooper del 1980. Qui la casa (almeno il suo involucro fisico) non ha i tipici caratteri della casa infestata. Il ruolo principale dell’infestazione sembra anzi essere giocato da oggetti moderni come il televisore; mentre gli spiriti sono quasi giocosi. È anche presente una chiara distinzione tra il mondo degli spiriti e la realtà della famiglia Freeling: saranno infatti i poteri psichici di una delle figlie a scatenare il conflitto tra le due dimensioni.

Rosemary baby’s

A New York una giovane coppia cerca casa. Lui, Guy Woodhouse è un attore ad inizio di carriera: fa teatro, qualche pubblicità ed ha l’ambizione di diventare famoso. Lei, Rosemary (Mia Farrow), è appena uscita dal college. I due trovano un ampio appartamento in un elegante palazzo. Tutti gli altri inquilini sono anziani; anche la vecchia proprietaria lo era. Una sera i coniugi Roman e Minnie Castevet invitano la coppia a cena. Sono due vecchi e simpatici signori.

In questo film la “casa posseduta” è il corpo stesso della donna protagonista, vittima delle macchinazioni dei vicini e del marito.

The Shining

In Shining ciò che doveva essere un “rifugio” ed una occasione per JackJack Torrence si tramuta in un incubo; le speranze di Jack di potere scrivere aiutato dall’isolamento dell’ Overlook Hotel stravolte dalle presenze nella casa. Mentre Wendy afferma di vedere la casa come una sorta di nave di fantasmi e il piccolo Danny esplora l’Hotel sul suo triciclo, Jack sviluppa uno strano legame, o forse dovremmo dire “riscopre” il suo rapporto con l’Hotel (vedere immagine a lato). Tutto questo nel film di Kubrick è massimizzato dallo sguardo distaccato e remoto, come se ci trovassimo a sbirciare gli abitanti nei panni di qualche presenza misteriosa.

La casa infestata come metafora della modernità

Lo spazio finito della casa è popolato da un numero infinito di memorie che ad essa si legano fisicamente. Dunque essa appare essere anche una metafora adeguata della condizione moderna descritta da filosofi come Deridda. Quando non vi è spazio per contenere le informazioni, i fantasmi cominciano ad apparire in ogni luogo, come già Freud affermava cento anni fa. Nei racconti di case infestate, anche più epoche appaiono contemporaneamente a turbare i sogni degli abitanti della casa. I fantasmi di cui pullulerebbero le case e la nostra società sono un mito speculare a quello degli zombie, definito da Deleuze “l’unico mito realmente moderno.” Recentemente, da “Le intermittenze della morte” di Saramago fino alla serie “Torchwood: Miracle Day”, o alla più classica “Walking Dead”, c’è stato un proliferare quasi ossessivo di questa forma di revenant. In tutte queste narrazioni è sempre chiaro che la società (o almeno l’inconscio degli individui che la compongono) è minacciata dalla persistenza della vita dopo la morte almeno quanto è minacciata dalla morte stessa.

Altre letture di questo archetipo si riferiscono al topos di rinascita nella quale i sopravvissuti riescono a fuggire da ciò che è definito “cattiva madre.” Alcune delle caratteristiche della casa sembrano inizialmente rassicurare gli abitanti: senso di calore, protezione, intimità, che richiamano  l’esperienza del ventre materno. Solo in seguito, con la scoperta degli aspetti negativi gli abitanti vengono spinti alla fuga.

Un’interpretazione più sociale della topos della casa infestata, vede invece la famiglia borghese in fuga (o esclusa) dal benessere della città, che ritorna allo spazio natale, ovvero a quei valori della vecchia aristocrazia che portano con se uno scomodo passato.

A questo proposito il filosofo Gilles Deleuze: “Non c’è presente che non sia posseduto da una forma di passato e futuro, da un passato che non è riconducibile ad un precedente presente, da un futuro che non consiste un presente a venire.” In poche parole, oltre al passato, ad abitare la casa non è solo il passato, ma anche un passato possibile che non si è mai realizzato (proviamo a pensare ai fantasmi inquieti proprio perché credono di essere ancora vivi, come in The Others). C’è però anche una dimensione di futuro possibile o impossibile a tormentarne gli abitanti. Spesso gli haunters sono bambini le cui esistenze sono state interrotte, o individui che non possono trovare rassegnazione per ingiustizie subite.

Il fantasma o lo spirito è solo l’elemento scatenante; le ferite ci sono già tutte, alla casa spetterà solo in compito di aprirle; rapidamente le relazioni esplodono, la vita professionale va a rotoli, la fiducia reciproca viene minata e protagonisti finiscono per rischiare la stessa integrità fisica e mentale.

Come abbiamo visto i sintomi dell’infestazione sono molti: strani suoni, lamenti, pianti, musiche di cui non si comprende la provenienza, sbattere di porte, sferragliare di catene e posate e passi nella notte, per elencare solo quelli più comuni.

Ma il vero protagonista di una storia di case infestate è, ovviamente, la casa…

Com’è fatta una casa infestata

Lo stile

Su tutti prevale lo stile Gothic Revival e quello Secondo Impero. Spesso questi vengono confusi con lo stile vittoriano, essendo  riconducibili ad esso per una classificazione meramente cronologica. Stilisticamente il Gothic Revival o neogotico è la reazione al formalismo classicista del ‘700, dunque molto diverso dallo stile Secondo Impero, che invece è più sobrio, squadrato e spesso definito opprimente, mentre il neogotico ricerca l’eleganza ispirandosi agli edifici slanciati verso l’alto tipici dell’architettura gotica medievale di castelli e chiese. La tipica mansarda infestata risale dunque allo stile Secondo Impero, mentre non c’è dubbio che la maggioranza delle case infestate, almeno nella nostra immaginazione, sia in stile Neogotico.

casa neogotica

Casa in stile Neogotico

casa stile secondo impero

Casa in stile Secondo Impero, notare la grande mansarda

 

Le porte su un altro mondo

A proposito di elementi architettonici, particolare rilevanza nell’economia di una storia di una casa infestata hanno le porte. Esse si spalancano su universi impossibili o da incubo, oppure rimangono serrate da forze oscure. È spesso l’apertura di queste, o di botole che portano alla mansarda o in cantina, a determinare l’inizio dell’infestazione (come avviene in “La Casa” di Raimi). Altre volte, come in Poltergeist, esse sono oggetti moderni, come un televisore. Oltre alla loro natura fisica di oggetti, esse sono anche metaforici passaggi verso il mondo del passato o del rimosso, a quello delle paure infantili o shock come avviene in The Boogeyman, dove il protagonista deve affrontare l’essere uscito dalla porta del ripostiglio che ha ucciso suo padre.

A questo proposito, come non citare una delle scene più famose della storia del cinema: Jack Torrence che sfonda a colpi di accetta la porta che lo separa dalla moglie nel climax finale di The Shining. Questa scena è così citata per via della sua centralità nella narrazione (segna il passaggio dalla sanità mentale alla definitiva follia omicida di Jack), sia per il suo contenuto simbolico.

jack torrence shining

About G.V. Falconieri

Blogger, scrittore; recensisco film e libri su siti e portali in giro per il web. Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Amministro il sito "La foresta dei sussurri".Se volete sapere altro, scrivete qui Il mio profilo su Google+